Una sepoltura di cane connessa a un edificio di abitazione della seconda età del Ferro recentemente scavata a Laion/Lajen – Gimpele I (Bolzano)


Luca Pisoni, Umberto Tecchiati,
Atti del V Convegno Nazionale di Archeozoologia, Rovereto TN, 2006
Riassunto/Summary

Durante lo scavo del sito archeologico di Laion Gimpele I (BZ) sono venuti alla luce i resti di un’unità abitativa datata tra il III e il I sec. a.C., costituiti da tre muri perimetrali in pietre a secco. I piani d’uso interni hanno restituito una considerevole quantità di ceramica da mensa e da fuoco appartenente alla Cultura di Fritzens-Sanzeno, mentre dal calpestio esterno provengono 6 frammenti di fili d’oro. Lo studio dei resti carpologici e antracologici ha messo in luce la presenza di cereali, leguminose, frutta e carboni appartenenti a diverse specie arboree. Dentro l’abitazione, posto in una piccola fossa, è stato rinvenuto uno scheletro di cane ancora in connessione anatomica. Le cattive condizioni di conservazione delle ossa hanno impedito di verificare l’eventuale presenza di traumi ai quali imputare la causa della morte. Stratigraficamente la sepoltura è da attribuire alla fase di abbandono dell’abitazione, che, data l’assenza di tracce relative ad incendi o a distruzioni violente, deve essere avvenuto in maniera pianificata. La sepoltura può quindi essere interpretata come l’ultimo atto, fortemente simbolico, della vita della casa.

On summer 2002, during the archaeological excavations at Laion/Lajen-Gimpele I (BZ), a dwelling unit dated to the second Iron Age (III-II a.c). The surveys allowed to dig only a part of the building, i.e. three perimetral walls formed by a single row of stones, tied together with clay. The floors have given back a remarkable quantity of meal pottery (Fritzens type, Sanzeno type, and with S-like profile), cooking pots, ceramic scretched by alphabetical acronymus while, from the external tramp floor come six gold threads fragments. The more interesting discovery during the excavation is represented by a dog burial: in a small pit, an adult dog skeleton, still in anatomical connection, has been recovered. The bad state of preservation of its bones hasn’t permitted to verify traumas that might have caused death of this animal. By a stratigraphical analysis, the burial is contemporaneous to the latest settlement phase of the house, when it has been abandoned. In this point of view the burial could be interpreted as the last act - strongly symbolic - of the building’s life.

Introduzione

Nei pressi dell’abitato di Laion/Lajen, alla confluenza della val Gardena nella val d’Isarco, si trova l’area archeologica di Gimpele I (1077 m). Qui, durante la campagna di scavo 2002 - condotta dall’Ufficio Beni Archeologici della Provincia di Bolzano e diretta da uno degli scriventi (UT) - sono venuti alla luce i resti di un’unità abitativa, al centro della quale è stata rinvenuta la sepoltura di un cane. L’approccio interdisciplinare e i confronti effettuati con diversi contesti protostorici italiani ed europei hanno permesso di ampliare la conoscenza delle pratiche rituali relative all’area retica.

Lo scavo: l’edificio e la sepoltura del cane


Fig. 1. L’abitazione di Laion Gimpele I. Al centro, evidenziato dall’ellisse, il luogo della sepoltura del cane. In basso, tazze e scodelle appartenenti alla Cultura di Fritzens-Sanzeno rinvenute nella struttura (da sinistra a destra: tipo Sanzeno, con profilo a S, tipo Fritzens).

Lo scavo dei piani di calpestio interni alla struttura - ultima di 6 costruzioni, una delle quali dotata di un pozzo, realizzate una sopra l’altra mantenendo il medesimo orientamento - ha portato al recupero di una notevole quantità di ceramica appartenente alla Cultura di Fritzens-Sanzeno (fig. 1), che data la frequentazione dell’edificio al La Tène C-D1 (III-I sec. a.C.). I campioni di sedimento inviati al laboratorio dei Musei Civici di Como contenevano i resti carpologici di numerosi cereali (miglio, panico, orzo, farro), leguminose (pisello, lenticchia ed ervo) e frutta (vinaccioli, frammenti di gusci di nocciole), oltre che 6 frammenti di fili d’oro. I numerosissimi resti antracologici fanno ipotizzare la presenza, all’interno dell’edificio, di un focolare (o di un luogo di accumulo delle braci) che non ha lasciato tracce strutturate. Le analisi archeozoologiche hanno permesso di individuare una cospicua quantità di ossa animali, tra le quali vi sono numerose coste, tagliate ad una misura standard di 5 cm, da interpretare come resti di pasto. Nei livelli di abbandono, deposto in una fossa ricavata accanto ad una grossa pietra, è stato rinvenuto lo scheletro di un cane adulto, di sesso probabilmente femminile, ancora in connessione anatomica (Fig. 1, luogo indicato dall’ellisse nera). Il cattivo stato di conservazione, che riguarda soprattutto il cranio, ha permesso di misurare solo alcune delle ossa appartenenti allo scheletro (Tab. 1). Dalla GL del femore (192,0), del radio (169,3) e della tibia (196,0) sono state calcolate le altezze al garrese, i cui valori medi, a seconda del coefficiente utilizzato, misurano 565,09 (Koudelka) e 572,10 mm (Harcourt). In ambito atesino, l’unica misura disponibile per il confronto è quella di un astragalo da Bressanone- Dominik (BZ; Riedel 1986), la cui GL misura 26,6 mm contro i 30,0 di Laion. La WHR del cane di Santorso (VI), calcolata in base alla GL di un radio, si avvicina molto a quella di Laion (568 mm secondo coeff. Koudelka; 563 mm secondo coeff. Harcourt; Cassoli, Tagliacozzo 1991, p. 190 ). Il cane di Castelrotto (VR) è più piccolo se si prende in considerazione la GL di due MT IV (61,5 mm e 70 mm di Castelrotto; 80,0 mm di Laion) e uguale se si considera la GL di un MT V (71,0 mm di Castelrotto; 70,0 mm di Laion; Riedel 1985, p. 92). Nell’insediamento di Ramsautal sul Dürrnberg, le altezze al garrese, calcolate con coefficienti di Harcourt, variano da un minimo di 516,1 mm a un massimo di 638,9 mm; la media è di 587,1mm (Pucher 1999, p. 60). La WHR del cane dell’oppidum di Manching, calcolata per mezzo di un GL di un’ulna, corrisponde a 500 mm (Boessneck J. et al. 1971, p. 89).

Sepolture di cani nella Protostoria italiana ed europea

Nella Protostoria europea, le sepolture di cani, oggetto di numerosi studi, si possono ricondurre ad almeno tre ambiti distinti: funerario, legato ai riti sacrificali e connesso alla fondazione delle cinte murarie difensive. Ai cani erano affidati dei compiti pratici e dei ruoli simbolici, che talvolta, come nel caso del cane-guardiano, coincidevano. Tale simbologia emerge in tutta chiarezza dalle deposizioni in ambito funerario che riguardano l’Europa continentale e la Penisola italiana (De Grossi Mazzorin, Minniti 2001; De Grossi Mazzorin, Tagliacozzo 1997; Salari, Sardella 2006; Méniel 2006; Behrens 1964), dai riti sacrificali connessi alla costruzione delle cinte murarie di Arimiunum, Fidenae e Paestum (De Grossi Mazzorin, Minniti 2006), e da quelli legati all’abbandono dei bothroi e dei luoghi di culto di Torre di Satriano, dell’Heraion alle foci del Sele e del tempio A di Pyrgi (De Grossi Mazzorin, Minniti 2006). Sembra invece essere limitato al solo ambito mediterraneo il complesso di credenze, legate ai momenti di passaggio e di purificazione, testimoniato dalle fonti e dai rinvenimenti di ossa di cane nei depositi del Lapis Niger, delle aree sacre di S. Omobono e di Satricum (Wilkens 2006; De Grossi Mazzorin, Minniti 2006). Per quanto riguarda l’arco alpino centrale e orientale, la scarsa presenza del cane nei luoghi di culto noti col nome di Brandopferplätze (Gleirscher 2002), fa escludere che esso fosse considerato una figura di primo piano nella sfera sacrale.

Conclusioni

Lo studio delle case retiche, le caratteristiche costruzioni della Cultura di Fritzens-Sanzeno, ha messo in luce come molte di esse siano costituite da edifici nei quali si svolgevano diverse attività, talvolta difficili da identificare (cottura cibi, lavorazioni artigianali, conservazione derrate, etc.; Migliavacca 1996). Nel nostro caso, la presenza di resti di pasto e gli indizi del focolare rendono lecito ipotizzare una frequentazione a scopo residenziale. Tuttavia, numerosi elementi, quali l’ininterrotta frequentazione dell’area, il rinvenimento di una cospicua quantità di ceramica da mensa, la presenza dei fili d’oro e la deposizione del cane contribuiscono ad attribuire all’edificio anche una connotazione simbolica, analogamente a quanto proposto per le strutture di epoca lateniana dei Montesei di Serso (TN; casa 2; Perini 1966) e di Castelrotto (VR; struttura R; Salzani 1982). La sepoltura di Laion, che può essere interpretata come l’esito di un rito di abbandono dell’abitazione, evoca la simbologia del cane-guardiano, tanto più che, considerando solo gli strati successivi alla vita dell’edificio, le ossa di cane costituiscono il 41% del totale (escluse quelle della deposizione).

Bibliografia

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Cassoli P. F., Tagliacozzo A. 1991. La fauna degli scavi 1983-1986 a Santorso, Vicenza (Età del Ferro). Preistoria Alpina, 25: 165-216
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